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	<title>Bifrost</title>
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	<description>Gira pilota, recuperiamo il cielo ad alta quota...</description>
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		<title>Girano le olive</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 23:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si potrebbe parlare a lungo del rapporto tra beni di lusso ed economia di crisi. Tanto per opporre un&#8217;obiezione sensata a quelli che dicono che la crisi non c&#8217;è &#8220;perché i ristoranti sono tutti pieni&#8221;, possiamo ricordare che, storicamente, i &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2011/12/17/girano-le-olive/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=309&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2011/12/24conf111.jpg"><img class="size-full wp-image aligncenter" src="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2011/12/24conf111.jpg?w=251" alt="Immagine" /></a></p>
<p>Si potrebbe parlare a lungo del rapporto tra beni di lusso ed economia di crisi. Tanto per opporre un&#8217;obiezione sensata a quelli che dicono che la crisi non c&#8217;è &#8220;perché i ristoranti sono tutti pieni&#8221;, possiamo ricordare che, storicamente, i beni di fascia alta caratterizzano maggiormente proprio le fasi di scarsa presenza di ricchezze diffuse.</p>
<p>Nel Trecento, secolo che per l&#8217;Europa occidentale fu di crisi per antonomasia, le navi che commerciavano con l&#8217;oriente, tanto per dire, trasportavano soprattutto spezie e tessuti raffinati. Le carovane che andavano a nord commerciavano in ambra e pelli. Nel Cinquecento epoca di fiorenti commerci in tutto il Mediterraneo, i galeoni trasportavano&#8230; olive. Sembra un paradosso, ma non lo è. Data una somma iniziale da investire, un mercante del XIV secolo era obbligato a rischiare, per avere prodotti da vendere ai signori, giacché le classi sociali più basse avevano a malapena di che provvedere alla propria sussistenza. Se al mercante di turno andava bene un viaggio, la fortuna era fatta; ma c&#8217;erano i pirati, le guerre, le intemperie&#8230; Se un carico affondava, era la rovina. La circolazione di numerosi beni di scarso valore, invece, permette di ripartire la stessa somma su molte navi da carico diverse, riducendo di conseguenza l&#8217;incidenza del rischio. Naturalmente, affinché si possa investire in olive, ci deve essere chi te le compra.</p>
<p>Fuor di metafora, e per tornare a noi: credo che il fatto incontestabile, evidente da parecchi riscontri, sia quello che si va sempre più ampliando la forbice tra i poveri e i ricchi. Può essere un&#8217;opportunità per il nostro sistema che, anziché far concorrenza ai cinesi comprimendo la variabile lavoro (che non potrà mai scendere &#8211; per fortuna &#8211; ai livelli retributivi dei paesi asiatici), potrà tornare a investire sull&#8217;eccellenza, sulla nicchia. Sempre che, prima che si ritorni a far girare i soldi, i poveri non finiscano le loro olive&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hdibifrost.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hdibifrost.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hdibifrost.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hdibifrost.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hdibifrost.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hdibifrost.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hdibifrost.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hdibifrost.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hdibifrost.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hdibifrost.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hdibifrost.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hdibifrost.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hdibifrost.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hdibifrost.wordpress.com/309/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=309&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una società ad alta velocità</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 22:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci ho pensato a lungo: sono contro il TAV. La Val di Susa, laddove è larga tanto, è larga un chilometro e quattrocento metri, ma il problema secondo me non è neanche questo: la questione da porsi è quella del &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2011/06/28/una-societa-ad-alta-velocita/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=278&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration:underline;">Ci ho pensato a lungo: sono contro il TAV.</span></p>
<p>La Val di Susa, laddove è larga tanto, è larga un chilometro e quattrocento metri, ma il problema secondo me non è neanche questo: la questione da porsi è quella del modello di sviluppo che ci sta alle spalle in primo luogo, e del <em>cui prodest </em>in secondo.</p>
<p>Il tentativo che viene fatto, infatti, è quello di trasportare, come sempre, il discorso su un piano tecnocratico, in maniera tale da azzittire coloro i quali non sono necessariamente esperti di ingegneria dei trasporti, di geologia, o di chissà diavolo cos&#8217;altro &#8211; e forse neanche questo è del tutto vero, perché non si è ancora visto un tentativo di dialogo serio di fronte alle oltre cento pagine di controdeduzioni nel merito presentate dai valligiani.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Ma qui, oggi, ci troviamo di fronte a due modelli, due filosofie che si fronteggiano</span>. Da un lato un esperimento, con pochi precedenti su questa scala, di <strong>democrazia partecipata</strong>. Non sto scherzando: da anni mi occupo professionalmente di Agenda21 e processi decisionali partecipati: nei casi di scuola e in quelli da me personalmente conosciuti, raramente ho visto una comunità reticolare attiva e propositiva come quella dei valsusini; mentre tutto il mondo rutta la parola &#8220;<em>governance</em>&#8220;, loro stanno da anni portando avanti una battaglia seria in cui propongono questo modello, mentale prima ancora che organizzativo.</p>
<p>Se li ascoltassimo veramente, se prendessimo esempio, avremmo molto da imparare.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Ancora di più abbiamo da imparare dalla riflessione sullo sconsiderato schema economico che sta alle spalle del ragionamento delle alte sfere: crescita, crescita, crescita! Comprare, comprare, comprare</span>! In molti avranno letto, o almeno sentito parlare del modello di &#8220;<strong>decrescita felice</strong>&#8221; proposto tra gli altri dall&#8217;economista <strong>Maurizio Pallante</strong>: ecco, lui propone dei modelli economici che non rilevano ai fini del PIL, ma a quelli della felicità, del benessere e della crescita sociale. Troppo lungo qui affrontare compiutamente il discorso (del resto, quello di Pallante è un piccolo libretto che si trova ovunque e si legge in poco tempo), ma a me colpisce in particolare un passaggio dell&#8217;articolo di Mercalli, apparso una settimana fa sul &#8220;Fatto quotidiano&#8221;: quello dove si sottolinea che <span style="text-decoration:underline;">da nessuna parte è garantito che vi sarà nei prossimi anni quella crescita esponenziale dei commerci che dovrebbe giustificare, o addirittura essere garantita dall&#8217;alta velocità</span>.</p>
<p>È tutta qui la tara del ragionamento: siamo prigionieri di uno schema mentale &#8211; quello della crescita continua e necessaria &#8211; <span style="text-decoration:underline;">che ci hanno sempre presentato come l&#8217;unico possibile</span>, e che invece è perfettamente lecito mettere in discussione. In nome di questo modello ci spiegano che le linee esistenti potrebbero anche essere valorizzate &#8211; eeeeeeh sì, ma mica al massimo, perché vanno un po&#8217; in salita. È il problema di quando ci si innamora delle potenzialità teoriche della tecnologia. Dobbiamo sfruttarle al massimo!</p>
<p>Certo, ci sono momenti in cui potrei comprarmi un&#8217;autovettura più bella, più potente. È un investimento? Un costo? Riuscirò a mantenerla? E, soprattutto, MI SERVE?!</p>
<p>Pare che la logica sia: se si può, si DEVE. E perché mai?</p>
<p>Per lo stesso principio, nei piani regolatori è meglio inserire delle belle colate di cemento piuttosto che delle riqualificazioni di edifici preesistenti. Riqualificare è più difficile? certo! È più dispendioso? mah. E in Val di Susa allora che facciamo? Molliamo tutto, abbandoniamo anche l&#8217;idea che si possano fare un potenziamento o una manutenzione e costruiamo una bella linea nuova.</p>
<p>La costruiamo davvero? No.</p>
<p>Dobbiamo iniziare il cantiere &#8211; e c&#8217;è la giustificazione dei fondi europei che scadono, poi sforacchiamo ben bene tutta la Val di Susa, facciamo partire dei lavori che non dureranno mai i tempi previsti ma &#8211; s&#8217;è mai visto nulla di diverso in Italia? &#8211; molto, molto di più, con le solite laute prebende alle enormi società che gestiscono gli appalti, se va bene, alla criminalità organizzata se va male, facciamo circolare camion, macchinari, dobbiamo sversare rifiuti. Se la linea si farà, quando, e con che soldi non si sa con precisione.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Perché questo è un altro problema: le &#8220;grandi opere&#8221; sono una bella cosa, ma vanno bene nei regimi scarsamente democratici</span> (ne abbondano la Cina e Singapore, tanto per dire), oppure erano una bella cosa cento anni fa. Allora si celebravano i trionfi di una scienza che ha avuto tutto il Novecento per riflettere &#8211; giustamente &#8211; sulle sue potenzialità e sui suoi limiti: non ha più bisogno dell&#8217;infantile misurazione delle proprie capacità.</p>
<p>Eppure, tutte le volte che qualche politico è a corto di idee e di consensi, ecco partire il panegirico sulla necessità delle &#8220;grandi opere&#8221;: fumo negli occhi per il popolino, che si sente tanto orgoglioso di avere il grattacielo più alto o il ponte più lungo (tacendo sulla facile simbologia junghiana di questi artefatti); soprattutto, lauti guadagni in vista per tutta una categoria trasversale di imprenditori, più o meno interessati, più o meno occulti.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">E sono cantieri che non portano lavoro, no</span>. Ho seguito, per una parte della mia vicenda professionale, le vicissitudini di Expo 2015: la retorica patria voleva una grande <em>kermesse </em>che portasse enormi posti di lavoro e ricadute sul territorio. Ebbene. Come per quello che è stato il cantiere di Fiera Milano a Rho, il problema principale, di cui si è discusso a lungo in svariate sedi politiche e istituzionali, era quello che il territorio potesse intercettare una minima ricaduta delle enormi somme in gioco: tutti gli appalti sono stati (e saranno, nel caso di Expo) gestiti con la logica degli appaltatori che subappaltano a subappaltatori che risubappaltano in una tragica parodia della Fiera (S.p.A.) dell&#8217;Est. E questo proprio per l&#8217;enormità degli appalti, che permettono l&#8217;ingresso solo a pochi, scelti, <em>general contractors</em>, sempre quelli, svincolati da ogni obbligo di trasparenza nella gestione dei soldi pubblici.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Nel cantiere di Fiera, fino al 2006, per chi non lo sapesse, sono morti una manciata di operai</span>. Ma chi se ne frega: egiziani, marocchini: puah. Intanto, com&#8217;è noto a chi ci vive e ci lavora, il territorio non ha beneficiato di un quattrino dalla presenza di Fiera. La società, saldamente in mano ai ciellini, offre solo lavori a tempo determinato, stages, lavoro da hostess (massimo trenta giorni &#8211; trenta!) all&#8217;anno. Rhodensi, peresi e milanesi sono ancora lì col naso all&#8217;insù a cercare di capire da dove arriveranno i soldi che avrebbero dovuto investire il loro territorio. Per il momento fanno i conti col traffico e con lo smog.</p>
<p>Parimenti è questo il senso della contestazione sull&#8217;Expo: che senso ha, nel XXI secolo inoltrato, tenere un evento concepito per essere fatto a metà ottocento, quando vedere il padiglione del ferrovetro francese poteva essere l&#8217;occasione di una vita? (Oh, certo: i proprietari dei terreni ci guadagneranno un bel po&#8217;, in termini di denaro oppure di aumento spropositato del volume edificabile a babbo morto.)</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">No, non è questione di <strong>NIMBY</strong>: è uno scontro tra modelli di vita e di pensiero</span>. Ho sempre cercato di non fare il militante della sinistra ecologista ideologizzata, a cui non va bene niente che non sia la pastorella con il fiore in bocca e la pecorella, ma questa è davvero una battaglia di civiltà.</p>
<p>Volete la migliore delle controprove?</p>
<p>Quanto sia lecito, oggi, in Italia, dubitare di questo modello, ve lo stanno spiegando quei signori travestiti da opliti greci che non stanno però lottando per la libertà, ma sparano bombe lacrimogene e tirano manganellate a una folla di dimostranti pacifici, già intimiditi in questi mesi da vessazioni di ogni genere: perquisizioni, indagini, intercettazioni (di queste non si scandalizza nessuno).<span style="text-decoration:underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Immagini da Cile di Pinochet che mi fanno schifo e profonda vergogna. Se mai avessi avuto dei dubbi, oggi me li hanno tolti tutti</span>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hdibifrost.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hdibifrost.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hdibifrost.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hdibifrost.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hdibifrost.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hdibifrost.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hdibifrost.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hdibifrost.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hdibifrost.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hdibifrost.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hdibifrost.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hdibifrost.wordpress.com/278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hdibifrost.wordpress.com/278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hdibifrost.wordpress.com/278/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=278&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Oh ragassi, siam mica matti?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 23:08:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I giornali di questi giorni pubblicano il testo di alcune conversazioni telefoniche che, in qualsiasi altro paese, farebbero cadere governo, maggioranza e svariati consigli di amministrazione. Si viene infatti a scoprire che i ministri e qualche alto dirigente di società &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2011/06/25/272/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=272&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>I giornali di questi giorni pubblicano il testo di alcune conversazioni telefoniche che, in qualsiasi altro paese, farebbero cadere governo, maggioranza e svariati consigli di amministrazione. Si viene infatti a scoprire che i ministri e qualche alto dirigente di società pubbliche (RAI) o pseudo privatizzate (Ferrovie) sono una combriccola di scolaretti che si rivolge tremebonda e desiderosa di consigli, appoggi e opinioni a un<strong> imprenditore dalla dubbia fama</strong> (non Lui, un altro), già massone, già pregiudicato per tangenti, già radiato dall&#8217;ordine dei giornalisti, che non ricopre formalmente nessun incarico istituzionale.</p>
<p>I nostri governanti sono persone zelanti, e si sono attivati subito. Be’ no, non pensano mica di abolire queste belle frequentazioni; pensano di abolire le <strong>intercettazioni </strong>che ci hanno permesso di venirne a conoscenza che, come procedimento logico, è un po’ come prendersela con lo stivale se qualcuno ci tira un calcio.</p>
<p>Siccome il PDL preme per il solito disegno di legge che permetta a Berlusconi e ai suoi manutengoli di farsi impunemente gli affari propri, nel pomeriggio di oggi <strong>Bersani</strong> ha dichiarato che il PD è disponibile a discutere il contenuto di un disegno di legge che limiti le intercettazioni telefoniche. A me Pierluigi Bersani sta simpatico anche se, da quando è andato da <strong>Crozza</strong>, sembra diventato la perenne imitazione di se stesso: “<em>Ohè ragassi! Siam mica matti</em>?”. Mi sta simpatico ma, nel caso non fosse chiaro in precedenza, emerge chiaramente il fatto che è un <strong>esecutore</strong>.</p>
<p>E il mandante è <strong>D’Alema</strong>.</p>
<div><img class="alignleft" src="http://photos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/269179_2144812860826_1261399370_2979419_123822_a.jpg" alt="" width="180" height="175" /></div>
<p>Questo del possibile dialogo sulle intercettazioni è il classico <em>assist</em> alla maggioranza in stile “<strong>baffino</strong>&#8221; che, tutte le volte che Berlusconi è agonizzante e non se lo filano più manco i suoi, lo rianima in qualche modo.</p>
<p>Il fatto è che il <strong>Napoleone del PD</strong> (già DS, già PDS, già PCI) ha un problema abbastanza serio per essere uno di sinistra: gli fanno schifo gli elettori, e le tenta tutte per farne a meno. Al <strong>Richelieu </strong>del centrosinistra gli piacciono le manovre di palazzo: ci si specchia, ci si compiace. È diventato Presidente del Consiglio dopo aver fatto fuori Prodi; è riuscito a perdere per due volte di seguito con lo stesso candidato, <strong>Francesco Boccia</strong>, le primarie per la regione Puglia, contro <strong>Vendola </strong>che poi per due volte ha vinto le elezioni; a Napoli hanno fatto votare persino i cinesi per taroccare le primarie, e il candidato non è arrivato neppure al ballottaggio. La <strong>Bicamerale </strong>per le riforme istituzionali è fuori concorso da tanto che è una cazzata inarrivabile.</p>
<p>Un mese fa il centrodestra perde le amministrative; il giorno dopo qualsiasi opposizione al mondo chiederebbe le dimissioni del governo. Il PD no, “perché così si farebbe un favore a Berlusconi”. Invece noi sì che siamo furbi: non gliele chiediamo e gli facciamo un dispetto a lasciarlo lì dov’è. <em>Ohè, siam mica matti?</em></p>
<p>D’Alema come al solito ha un’uscita da fuoriclasse: propone il “<strong>governissimo</strong>”. Niente: è più forte di lui. Tutti assieme appassionatamente, perché le prossime elezioni mica vorrai fargliele perdere solo a loro.</p>
<p>Poi vinci anche il <strong>referendum</strong>, che non andava fatto perché – pure quello – era un “favore a Berlusconi”.</p>
<p><strong>Ventisette milioni </strong>di italiani ribadiscono al nano che quella frase che legge dietro ai giudici dei tribunali non ha lo stesso valore della battuta sulla mela che sa di culo. E noi pensiamo bene di tenergli bordone su ‘sta storia delle intercettazioni, proponendone la versione da “opposizione responsabile”.</p>
<blockquote><p>“La nostra è una posizione che parte dal problema alla fonte per cui non vengano divulgate intercettazioni che non ha senso divulgare.”</p></blockquote>
<p>Bravo Bersani. E chi e quando lo decide quali intercettazioni hanno senso e quali no? Che differenza c’è a questo punto tra voi e <strong>Alfano</strong>? L’uomo dalla “fronte inutilmente spaziosa” (© Fortebraccio), da piccolo leguleio senza qualità sostiene che vanno bene solo quelle che hanno rilevanza penale.</p>
<p>Ma lasciate che vi spieghi una cosa: un conto è il fatto che un’azione, una circostanza siano <strong>illegali</strong>; un altro è che siano <strong>inopportune</strong>. La prima circostanza rileva per tutti i cittadini; la seconda è importante in special modo per i politici. Andare a cena con un imprenditore edile può non essere in sé un fatto penalmente rilevante ma converrete sul fatto che, se a farlo è un assessore ai lavori pubblici, siamo di fronte a una circostanza sconveniente.</p>
<p>Deputati e ministri godono di speciali privilegi ed immunità ma, da circa duecento anni a questa parte, i privilegi di cui godono non discendono dal diritto divino: sono invece strettamente legati alle <strong>funzioni di interesse pubblico</strong> che essi ricoprono, sono funzionali a quelle, e solo da quelle sono giustificati e giustificabili. Quindi ne devono rendere conto in ogni momento, sempre. In ogni cosa che fanno, in ogni conversazione telefonica, in ogni cena, in ogni vacanza. Nel momento in cui sei uomo pubblico devi essere “pubblico” a tutti gli effetti.</p>
<p>Nessuno fa il ministro perché gliel’ha ordinato il dottore. E, soprattutto, negli altri paesi, nessuno fa il politico a vita: quando sei stufo, quando non ti votano più smetti. Non vuoi correre il rischio di essere intercettato? Ritirati a vita privata.</p>
<p>A <strong>Berlusconi </strong>neanche mi rivolgo – e ai suoi servi in buona e mala fede neppure. Ma voi, <strong>D’Alema e compagnia cantante</strong>, volete una buona volta lasciare a noi il diritto di decidere che cosa è rilevante e che cosa no ai fini di una serena e corretta valutazione dell’azione politica? Ma lo volete capire che non siamo tutti immaturi perennemente arrapati che guardano dal buco della serratura?</p>
<p>Quali altre prove di maturità democratica volete? Quante altre elezioni dovrete vincere vostro malgrado e perdere senza capire perché prima che ve ne rendiate conto?</p>
</div>
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		<title>Su democrazia e qualunquismo. E sulle crisi di crescita di Beppe Grillo.</title>
		<link>http://hdibifrost.wordpress.com/2011/05/18/263/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 13:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Beppe Grillo ha fatto &#8220;Bu!&#8221; alla partitocrazia cattiva. Benissimo. E adesso? Che famo? Continuiamo a gridare &#8220;Vaffanculo&#8221; finché ci va via la voce? Ok. E poi? Grillo ha avuto e ha l&#8217;indubbio merito di porre con forza e semplicità una &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2011/05/18/263/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=263&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beppe Grillo ha fatto &#8220;Bu!&#8221; alla partitocrazia cattiva. Benissimo. E adesso? Che famo? Continuiamo a gridare &#8220;<em>Vaffanculo</em>&#8221; finché ci va via la voce? Ok. E poi?</p>
<p>Grillo ha avuto e ha l&#8217;indubbio merito di porre con forza e semplicità una serie di questioni che il resto della classe politica ha sempre ignorato fischiettando e levando gli occhi al cielo. Tra queste una seria politica delle <strong>energie rinnovabili </strong>e la questione della <strong>moralità della politica</strong>: ad esempio ha rinunciato con le sue liste a quello scandalo senza fine che sono i rimborsi <strong>spese elettorali</strong>. E chiunque sappia come funziona questo meccanismo perverso sa benissimo che questi soldi drenati senza ritegno dai partiti non sono neanche lontani parenti della democrazia.</p>
<p>Inoltre sostiene la potenza di un&#8217;<strong>informazione libera</strong>, condotta attraverso il meccanismo paritario della <strong>rete</strong>, che costituisce la sua vera, grande forza.</p>
<p>Molte altre cose però mi lasciano perplesso, e non poco. Dal punto di vista del <em>marketing </em>&#8220;politico&#8221;, diciamo che ha occupato quella nicchia di voti dell&#8217;extraprotesta che in qualche modo remunera sempre. Inutile dire che ci sono molti precedenti, noti e meno noti: dal famoso &#8220;<strong>Uomo qualunque</strong>&#8221; di <strong>Giannini </strong>alla stessa <strong>Lega</strong>.</p>
<p>Il movimento di Giannini, risalente al biennio 1946-48, era una forma di fascismo surrettizio, tant&#8217;è vero che annoverava per la gran parte reduci di Salò che ancora non potevano presentarsi col proprio volto e il proprio nome. E del fascismo condivideva certe istanze antipartitocratiche che, tuttavia, sconfinavano qui e là nell&#8217;&#8221;antidemocratico&#8221;. Tanto per dire: si sosteneva la necessità che molte cariche pubbliche fossero assegnate per sorteggio. Grillo invoca la gratuità delle cariche pubbliche (anche nell&#8217;Ottocento lo erano: tant&#8217;è vero che potevano permettersi di ricoprirle solo i detentori di qualche rendita, cioè i nobili e i possidenti). E anche Grillo in più di una occasione ha sostenuto e sostiene l&#8217;opzione del sorteggio.</p>
<p>E pure questa non è un&#8217;idea nuovissima: già vista nell&#8217;Atene del V e IV secolo a.C.</p>
<p>Era una reale garanzia di democrazia? Non sempre: con meccanismi democratici così estremi il potere reale finiva per spostare la barra del timone. La forza politica alla fine non era nelle mani di chi manovrava politicamente le assemblee, ma di chi, più di altri, contribuiva a formare l&#8217;opinione pubblica: non a caso la parola &#8220;<strong>demagogo</strong>&#8221; (= colui che guida il popolo) nasce in questa circostanza.</p>
<p>La democrazia, diretta, totale: come quella della rete, dove tutti sono paritari.</p>
<p>La rete è un formidabile strumento contro l&#8217;oppressione: se non l&#8217;avessimo avuta non avremmo avuto notizia, tanto per dire, di molte delle rivolte dei popoli arabi di questi ultimi mesi. Eppure, per noi che viviamo in realtà (più o meno) democratiche, tante volte può essere uno strumento incontrollato. Quante volte ci è capitato di assistere alla diffusione virale di notizie del tutto prive di fondamento? Dalle donazioni urgentissime (e sempre fasulle) di midollo osseo, al presunto e annunciato terremoto a Roma della scorsa settimana. Quante voci bislacche si leggono su Wikipedia, solo perché sono state votate come corrette da una decina di utenti che ci passano sopra la giornata?</p>
<p>La logica del &#8220;tutti possono fare tutto&#8221; non mi garba neanche un po&#8217; perché, lungi dall&#8217;essere democratica, ci sottopone alla tirannide del numero. Io non mi farei mai operare di appendicite da un chirurgo eletto dal popolo, se si capisce cosa voglio dire. Come ci sono i chirurghi che devono saper fare il loro mestiere, anche storici, giornalisti, giuristi devono avere un minimo di accreditamento per poter dire, scrivere, fare, quello che dicono, scrivono, fanno.</p>
<p>Socrate fu uno dei più grandi pensatori dell&#8217;umanità, visse nel sistema politico più democratico della storia (se fingiamo di dimenticarci le donne e gli schiavi), eppure venne condannato a morte, innocente, sulla scorta di accuse demagogiche. E così, nel corso del tempo, la parola &#8220;<strong>demagogo</strong>&#8221; ha assunto connotazioni sinistre. Anche &#8220;<strong>qualunquista</strong>&#8221; è passato ad avere significato negativo. Il numero non è sempre garanzia di qualità.</p>
<p>Intendiamoci: qui nessuno sostiene il contrario, che è giuridicamente inammissibile e politicamente insensato, cioè che governi la minoranza.</p>
<p>Il problema centrale, a mio modesto avviso, è quello della <strong>qualità </strong>della formazione del consenso. E non parlo solo del consenso politico, ma anche di quello sociale, economico e di costume, che è più sottile. Non è solo &#8220;Annozero&#8221; a fare informazione politica: ma anche &#8220;Amici&#8221;, &#8220;La vita in diretta&#8221;, &#8220;La prova del cuoco&#8221; e &#8220;Chi&#8221;. La rete è uno strumento potente, ma non può essere il solo. &#8220;<em>Timeo hominem unius libri</em>&#8220;, scriveva Tommaso d&#8217;Aquino: &#8220;ho paura dell&#8217;uomo con un solo libro&#8221;. Anche se il libro stesso è la rete. Quanti sostenitori delle più bizzarre teorie del complotto trovano cittadinanza in rete? Hanno ripreso fiato fòle vecchie come il mondo, tra cui il complotto dei &#8220;Savi di Sion&#8221;, ben nota come bufala delle bufale per chiunque la conoscesse solo da testi di storici seri (di qualunque tendenza fossero questi storici).</p>
<p>L&#8217;informazione deve essere libera, multiforme, poliedrica, senza dogmi. Deve avere tante fonti, tutte diverse nel metodo e nel mezzo. In questo dovrebbe &#8211; e deve &#8211; avere un ruolo fondamentale una scuola che deve essere parimenti libera, multiforme, poliedrica, senza dogmi. È il motivo per cui <em>quelli </em>stanno tentando di distruggere la scuola pubblica di base e di rendere un supermarket l&#8217;istruzione superiore e universitaria. Ed è il motivo per cui noi non dobbiamo mollare su questi temi.</p>
<p>Dove va Grillo non lo so, ma lo tengo sotto osservazione. Ha costretto i partiti di sinistra a tornare a dialogare col loro elettorato, e questo è senz&#8217;altro un bene: prigionieri com&#8217;erano del mito del &#8220;moderatismo&#8221; avevano finito per scordare la propria base che, a sua volta, li aveva salutati e, come due vecchi che si sono amati tanto, se n&#8217;era andata con rancore.</p>
<p>D&#8217;altro canto non ha molte strade davanti a sé: la peggiore è quella di rimanere confinato in un&#8217;eterna infanzia senza voler crescere mai, mandare tutti a quel paese, organizzare il &#8220;V day&#8221;, mostrare le chiappe ai partiti brutti e maleodoranti, ma rimanere sostanzialmente in un angolo: non so quanta gente potrà continuare a concordare sul fatto che &#8220;Pisapia e Moratti sono esattamente la stessa cosa&#8221; (<em>Ipse dixit</em>). O, peggio ancora, di &#8220;normalizzarsi&#8221;: la <strong>Lega </strong>fuori dal tribunale di Milano nel 1992 ve la ricordate tutti, vero?, che sventolava il cappio in parlamento ogni volta che veniva negata un&#8217;autorizzazione a procedere nei confronti di deputati socialisti o democristiani. E che ora siede pasciuta a tutti i banchetti imbanditi dagli odiati partiti centralisti.</p>
<p>Tutto sommato, si può già iniziare ad osservare che questo rifiuto totale di Grillo, questo &#8220;vaffanculo&#8221; senza se e senza ma, è quantomeno sospetto se pronunciato con protervia e insistenza da uno che, terminata la giornata, si rifugia nella sua consistente ricchezza personale, nella sua villa da qualche miliardo (dove però ha i pannelli solari perché fa &#8216;<em>politically correct</em>&#8216;) e nelle sue barche. Un <strong>rivoluzionario serio</strong> una volta disse: &#8220;Lascia tutti i tuoi averi e seguimi.&#8221; Ma per farlo davvero bisognava essere <strong>San Francesco</strong>, non Beppe Grillo.</p>
<p>La migliore opzione per Grillo è quella di provare a crescere e, se crede veramente nella democrazia, di provare a contarsi, ma contarsi sul serio, abbandonando quell&#8217;aura da profeta millenarista che porta i suoi a venerarlo e a me, invece, lo fa apparire in una luce decisamente inquietante.</p>
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		<title>Il Paese della fisica quantistica</title>
		<link>http://hdibifrost.wordpress.com/2010/08/30/il-paese-della-fisica-quantistica/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 18:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Vignetta dal &#34;Fatto quotidiano&#34; del 31.08.2010 Da quel poco che ne so – mi perdonino gli esperti! – nella fisica quantistica viene rivoluzionato il tradizionale rapporto tra causa ed effetto: può capitare che causa ed effetto occorrano in un ordine &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2010/08/30/il-paese-della-fisica-quantistica/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=3&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="msgcns!675DF64A4A4EAC13!2012" class="bvMsg">
<p style="margin-bottom:0;font-family:Tahoma;text-align:center;"><font size="2"><span><a href="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/08/tubiamo.jpg?w=300" rel="WLPP;url=http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/08/tubiamo.jpg?w=300"><img style="width:269px;height:253px;vertical-align:middle;" src="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/08/tubiamo.jpg?w=300" alt="" align="" /></a></span></font></p>
<p style="margin-bottom:0;font-family:Tahoma;text-align:center;"><font size="2">Vignetta dal &quot;Fatto quotidiano&quot; del 31.08.2010</font><font size="2"><br /></font><font size="2"><span></span></font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">Da quel poco che ne so – mi perdonino gli esperti! – nella <strong>fisica quantistica </strong>viene rivoluzionato il tradizionale rapporto tra <strong>causa </strong>ed <strong>effetto</strong>:<br />
 può capitare che causa ed effetto occorrano in un ordine inverso<br />
rispetto a quello tradizionale, ovvero può darsi che vi siano cause<br />
senza effetto oppure, soprattutto, effetti senza causa.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">Se a qualcuno questo concetto può apparire ostico o improbabile, può<br />
farsi un&#8217;idea pensando all&#8217;Italia: da noi capita che vi sia un corrotto<br />
senza corruttore (vedi alla voce “<strong>Mills</strong>”), e può pure capitare che vi siano delle &quot;puttane&quot; senza puttaniere. <em>Absit iniuria</em>:<br />
 l&#8217;ho scritto tra virgolette, e vado a spiegare. Leggo infatti nella<br />
stampa di questi giorni, piatta e conformista come al solito, dei<br />
giudizi niente affatto lusinghieri sulle oltre duecento ragazze<br />
scritturate a Roma per fare da <em>parterre</em> di lusso all&#8217;ennesima pantomima di <strong>Muammar Gheddafi</strong>.<br />
 E, a questo proposito, l&#8217;ironia, il sottile sarcasmo la fanno da<br />
padroni nei servizi della stampa; qui e là fa capolino il moralismo di<br />
bassa lega di chi addita queste ragazze che, secondo questa logica un<br />
po&#8217; maschilista “si vendono” a qualcuno.<br /></font>
</p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">Una vecchia barzelletta (forse poco <em>politically correct</em>)<br />
recita più o meno così: “Signorina, lei verrebbe a letto con me per un<br />
miliardo di euro?” “Be&#8217; càspita: un miliardo è veramente tanto.<br />
D&#8217;accordo: accetto!”. “E per dieci euro?” “Come &#8216;per dieci euro&#8217;? Ma per<br />
 chi mi ha preso?!” “Quello lo abbiamo già stabilito, signorina; adesso<br />
stiamo solo trattando sul prezzo!”.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span style="text-decoration:underline;">Allora cos&#8217;è vendersi? Quant&#8217;è vendersi? È una questione di <strong>prezzo</strong></span>? Anche i soldati privati che prestano servizio in Iraq sono stati definiti con lo sprezzante epiteto di “<strong>mercenari</strong>”,<br />
 ma questo non ha impedito a uno di loro di morire con dignità davanti<br />
alle telecamere degli estremisti che l&#8217;avevano rapito. I generali<br />
americani sono eroi? Forse solo perché sono pagati di più?</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span><span style="text-decoration:underline;">Ma è peggio vendere o comprare</span>?</span> Se uno si vende a <strong>Berlusconi </strong>diventa un <strong>direttore di (tele)giornale</strong> o resta un <strong>leccaculo</strong>?<br />
 Dipende forse dal piacere che prova nel farlo? Le ragazze di Roma sono<br />
state pagate tra i cento e i centocinquanta euro per l&#8217;intera giornata;<br />
sono state sottoposte a una fila lunga e stressante e, se dobbiamo dare<br />
retta ad alcune voci trapelate, sono state oggetto di un&#8217;umiliante<br />
perquisizione da parte delle guardie di sicurezza del dittatore libico.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">Quando ho sentito questa notizia ho pensato semplicemente che a Roma e dintorni c&#8217;erano <strong>duecento ragazze disoccupate</strong>, c<span style="text-decoration:underline;">he<br />
 hanno approfittato dell&#8217;occasione per guadagnare più di quanto<br />
avrebbero guadagnato promuovendo per tre giorni il caffè al supermercato<br />
 o dando ripetizioni al CEPU</span>. Nessuno nega che tra loro possano<br />
esservene alcune che per un miliardo di euro, forse molto di più, forse<br />
molto di meno, avrebbero offerto altre prestazioni. Ma delle intenzioni<br />
non siamo chiamati a dar conto.<br /></font>
</p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">A me interessa un altro aspetto: com&#8217;è possibile, a fronte di certi<br />
giudizi vomitati dai moralisti della stampa nostrana, che io non abbia<br />
letto altrettante critiche al caro colonnello, tutt&#8217;al più rubricato<br />
alla voce &#8216;<em>folklore</em>&#8216;? Purtroppo non si tratta solo di un <strong>buffone </strong>che si veste da <strong>Michael Jackson</strong> nei giorni pari e da <strong>Lawrence d&#8217;Arabia</strong><br />
 in quelli dispari. Non si tratta di un vecchio miliardario eccentrico<br />
con qualche ubbìa, come il vezzo di montare la sua tenda beduina ovunque<br />
 vada: <span style="text-decoration:underline;">si tratta di un <strong>dittatore</strong></span>, spietato col suo popolo e ancor più coi richiedenti asilo, il cui paese non ha mai sottoscritto la <strong>Convenzione di Ginevra</strong>,<br />
 che non permette alla stampa e alle organizzazioni umanitarie,<br />
sovranazionali e non governative di entrare nel proprio Paese. Si tratta<br />
 di un vecchio maniaco che ama pavoneggiarsi davanti a duecento<br />
fanciulle all&#8217;uopo pagate.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span style="text-decoration:underline;">Duecento <strong>puttane</strong>? Forse. Ma il <strong>puttaniere</strong>, allora, dov&#8217;è? Benvenuti nel Paese dove vige la fisica quantistica, il Paese degli effetti senza cause</span>.</font></p>
</div>
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		<title>Lo schifo che è dentro di noi</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 09:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia è dell&#8217;altro ieri e, chissà perché, non mi stupisce. A Civitanova Marche, pochi chilometri da dove mi trovavo in vacanza per qualche giorno, un gruppo di ragazzini di 10 &#8211; 11 anni ha preso a calci un immigrato &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2010/08/28/lo-schifo-che-e-dentro-di-noi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=4&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="msgcns!675DF64A4A4EAC13!2010" class="bvMsg">
<p><font size="2">La <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/08/26/news/senegalese_civitanova-6536744/?ref=HREC1-8">notizia</a> è dell&#8217;altro ieri e, chissà perché, non mi stupisce. A <span style="font-weight:bold;">Civitanova Marche</span>, pochi chilometri da dove mi trovavo in vacanza per qualche giorno, <span style="text-decoration:underline;">un gruppo di ragazzini di 10 &#8211; 11 anni ha preso a calci un <span style="font-weight:bold;">immigrato bengalese</span></span>, un venditore ambulante da spiaggia reo, a loro avviso, di violazione di &quot;proprietà privata&quot;, essendosi seduto su una sedia a sdraio in quel momento libera per riposarsi per qualche istante. L&#8217;episodio è solo l&#8217;ultimo di una preoccupante serie. Giusto per citarne uno simile, che mi aveva parecchio colpito: nell&#8217;ottobre del 2008, nella civilissima (e leghistissima) <span style="font-weight:bold;">Varese</span>, una studentessa <span style="font-weight:bold;">marocchina </span>era stata aggredita dai suoi coetanei perché sull&#8217;autobus si era seduta su un posto riservato ai non deambulanti. <span style="text-decoration:underline;">Quel posto, nel delirio degli aggressori, era divenuto un posto &quot;riservato agli italiani&quot;</span> e pertanto non poteva essere occupato da una straniera (chissà se avrebbero avuto la stessa reazione qualora la ragazza fosse stata svizzera o americana&#8230;). Un episodio degno del Sudafrica dell&#8217;<span style="font-style:italic;">apartheid</span>, o dell&#8217;America degli anni Trenta. All&#8217;epoca i genitori avevano abbozzato; &quot;si è trattato di un episodio di bullismo &#8211; argomentavano -: il razzismo non c&#8217;entra&quot;.</font><font size="2"><span style="text-decoration:underline;"></span></font></p>
<p><font size="2"><span style="text-decoration:underline;"></span></font></p>
<p><font size="2"><span style="text-decoration:underline;">Ieri, peggio: i genitori erano presenti, e ridevano dell&#8217;episodio</span>. Fieri, immagino, del fatto che i loro marmocchi avessero ben interiorizzato i truci discorsi sentiti a casa, magari a corredo delle notizie del telegiornale. Bisognerebbe ammazzarli tutti, ci rubano il lavoro, mandiamoli a casa loro, con tutte le varianti: falsificano i nostri prodotti e fanno sparire i morti per sostituirli coi vivi (i Cinesi); prova ad andare tu a casa loro a pregare in una chiesa (i Musulmani); rapiscono i bambini e li usano per chiedere l&#8217;elemosina (gli Zingari), e via così.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">Certa stampa illuminata &#8211; vedi alla voce &quot;<span style="font-weight:bold;">Libero</span>&quot; e &quot;<span style="font-weight:bold;">Il Giornale</span>&quot; minimizza l&#8217;episodio, richiamandoci alle nostre brucianti contraddizioni: ci sono un sacco di bambini che si comportano male, ma nessuno dice niente. Ma come? Buttano le cartacce per terra e nessuno si indigna. Uno dei geni che hanno lasciato i propri commenti alla notizia </font><font size="2">sul sito del Giornale </font><font size="2">ha anche avuto il coraggio di chiosare che i genitori &quot;magari ridevano per una barzelletta&quot; (effettivamente anch&#8217;io sono solito lanciarmi in lepidezze mentre a cinque metri da me mio figlio si azzuffa con una persona); qualcun altro ha scritto che forse &quot;non erano loro i genitori&quot; (giusto, allora che lo ammazzino pure, chi se ne frega!); infine uno ha tuonato la sentenza finale: &quot;<span>Terminare completamente e<br />
immediatamente questa immigrazione risolverebbe questo problema non<br />
totalmente ma al 50%. e se si espelerebbe tutti i clandestini, al 100%.&quot;, però, a seguito del &quot;se si espelerebbe&quot; è stato immediatamente privato della cittadinanza italiana e imbarcato sul primo aereo in partenza per la Libia.<br /></span></font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">La cosa che trovo più odiosa è che questi stessi fenomeni sono pronti ad azzannare alla gola, proponendo l&#8217;odioso ricatto del razzismo, chiunque azzardi una critica allo stato di <span style="font-weight:bold;">Israele</span>, anche quando questo adotta comportamenti palesemente inumani (vedi alla voce: &quot;muro&quot;). Si rammenta, giustamente, l&#8217;olocausto. Personalmente ritengo che l&#8217;olocausto non sia il sacrificio purificatore che legittima a priori qualsiasi nefandezza compiuta da parte di Israele a quasi settant&#8217;anni di distanza. <span style="text-decoration:underline;">L&#8217;insegnamento dell&#8217;olocausto è ben diverso: potremmo, ad esempio, ricordarci che i primi passi della persecuzione nazista sono cominciati, appunto, col diritto di deridere, percuotere, derubare gli ebrei</span>. Bambini, adulti, tutti insieme appassionatamente complici della nefanda persecuzione che, prima che nei lager, iniziava nelle strade, con gli sputi e le vetrine fracassate. Tralaltro, dal medesimo fenomeno sono stati colpiti anche gli zingari, e non mi pare proprio che venga impegnato lo stesso zelo in loro difesa.<br /></font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span>In questi giorni è alla ribalta della cronaca la notizia della <strong>signora inglese</strong><br />
  che, con un comportamento assurdo e crudele, ha preso di peso un<br />
gattino e lo ha chiuso in un bidone della spazzatura, dove la povera<br />
bestiola è rimasta per un&#8217;intera giornata. Sventuratamente per lei il<br />
suo atto esecrando è stato ripreso da una telecamera di sorveglianza,<br />
che ha permesso di identificarla. Ora la signora è scortata dalla<br />
polizia inglese perché ha ricevuto persino minacce di morte; <span style="text-decoration:underline;">nei<br />
  siti internet in cui è riportata la notizia o il filmato si leggono<br />
commenti di una violenza inaudita nei confronti della colpevole, credo<br />
decisamente sproporzionati anche alla gravità dell&#8217;atto compiuto, che<br />
pure nessuno nega</span>.</span></font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span>Però  non mi è capitato di leggere nessun commento del genere a<br />
 proposito dei  teppistelli di Civitanova, né degli studenti di Varese,<br />
né dei genitori  di entrambi. E nessuno che si incazza con la società<br />
mineraria cilena che, per risparmiare sulla sicurezza, condanna da un<br />
mese trenta suoi operai nell&#8217;oscurità di settecento metri sotto il<br />
suolo? Questi qui non li minacciamo? Non li insultiamo?</span></font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span>Ora, il dubbio che mi viene è: non sarà che la signora  inglese è un bersaglio troppo facile?<span style="text-decoration:underline;"><br />
 Non sarà che i giornali possono tranquillamente convogliare il nostro<br />
odio represso contro una persona sola piuttosto che contro le<br />
multinazionali</span>? Non sarà che del gattino londinese  ci possiamo<br />
preoccupare perché tanto è là, lontano &#8211; potrebbe essere  persino un<br />
film &#8211; mentre con gli immigrati, che sono qui ed ora, che  sono persone<br />
reali, va pensata con intelligenza una forma di convivenza?  <span style="text-decoration:underline;">E<br />
 certo che ci dobbiamo  convivere. L&#8217;unica alternativa l&#8217;avevano già<br />
pensata i nazisti:  eliminare il problema liquidando fisicamente le<br />
persone</span>. Se  preferite la variante staliniana: &quot;Un uomo, un<br />
problema; nessun uomo,  nessun problema&quot;. Ma non si può, perché pare che<br />
 Libero e Il Giornale  non siano d&#8217;accordo &#8211; o no?</span></font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span style="text-decoration:underline;">Non sarà che tutta questa acredine è figlia dello schifo che sentiamo per noi stessi, di cui ci vorremmo liberare trovando &#8211; e odiando &#8211; a tutti i costi chi è peggiore di noi</span><span style="text-decoration:underline;">?</span><span style="text-decoration:underline;"> Non potremmo, per una volta, rendercene conto un passo prima di varcare, o di far varcare, il cancello con la scritta &quot;<span style="font-style:italic;">Arbeit macht frei</span>&quot;?</span><br /></font></p>
</p>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hdibifrost.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hdibifrost.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hdibifrost.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hdibifrost.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hdibifrost.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hdibifrost.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hdibifrost.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hdibifrost.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hdibifrost.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hdibifrost.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hdibifrost.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hdibifrost.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hdibifrost.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hdibifrost.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=4&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La lettera del figlio di un operaio</title>
		<link>http://hdibifrost.wordpress.com/2010/08/07/la-lettera-del-figlio-di-un-operaio/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 14:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Mazzucco Fonte: http://speradisole.wordpress.com/2010/08/01/la-lettera-del-figlio-di-un-operaio/ Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2010/08/07/la-lettera-del-figlio-di-un-operaio/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=5&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="msgcns!675DF64A4A4EAC13!2008" class="bvMsg">
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">di Luca Mazzucco</span></font></p>
<div style="margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Fonte: <a href="http://speradisole.wordpress.com/2010/08/01/la-lettera-del-figlio-di-un-operaio/">http://speradisole.wordpress.com/2010/08/01/la-lettera-del-figlio-di-un-operaio/</a></span></font><br /><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;"></span></font><br /><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;"></span></font></div>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010,  su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione  del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof.  Deaglio a Radio 24 tra le 17,30  e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.</span></font></p>
<p style="text-align:left;margin-left:40px;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Odorava di dignità.</span></font></p>
<p>
<div style="text-align:center;"> <span style="display:none;"> </span><span style="display:none;"> </span><span style="display:none;"> </span><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2010/08/07/la-lettera-del-figlio-di-un-operaio/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JRPD_huWxik/2.jpg" alt="" /></a></span></div>
<p><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;"></span></font><br />
<hr /><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">A queste righe appassionate aggiungo una chiosa mia. Un amico col quale ho discusso mi chiedeva se, secondo me, l&#8217;autore dello scritto avesse realmente capito il contenuto di ciò che va sostenendo l&#8217;<a href="http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=10573863">economista Deaglio</a>. Personalmente ritengo che il punto non sia questo. Io credo che l&#8217;abbia capito benissimo ma che non gli interessi discuterne in questi termini.</span></font>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Il discorso, che riguarda l&#8217;economia globalizzata, ha naturalmente una miriade di varianti e non è sicuramente possibile esaminarle, discuterle tutte o – men che mai – esaurirle tutte in uno scritto di poche righe.<span style="text-decoration:underline;"> Questa “Lettera del figlio di un operaio” vuole solo contrapporre la semplice osservazione di un uomo che porta su di sé le <span style="font-weight:bold;">tracce fisiche e morali </span>del suo operare in catena di montaggio con l&#8217;asettica (e grottesca) definizione di &quot;<span style="font-weight:bold;">componenti non monetarie del reddito</span>&quot;</span> che un paludato economista di grido dà dei diritti e della dignità delle persone. Le parole sono importanti: parlare di “diritti” è una cosa, parlare di “componenti” ha un sapore assai differente.</span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Non so, non penso e non credo che – per dire – un diverso destino della trattativa a <span style="font-weight:bold;">Pomigliano </span>avrebbe potuto invertire il corso delle cose e della storia; resta il fatto che chi ha scritto queste parole pone un problema, se vogliamo, in termini non molto dissimile da quelli evocati a suo tempo da <span style="font-weight:bold;">Marx</span>. Il fondatore del “socialismo scientifico” affermava che <span style="text-decoration:underline;">il capitale concedeva ai proletari la prebenda minima per permettere loro di riprodurre la propria esistenza (e continuare, di conseguenza ad essere sfruttati dal capitale medesimo)</span>.</span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Marx parlava avendo sott&#8217;occhio la disumana realtà produttiva dell&#8217;<span style="font-weight:bold;">Inghilterra</span> di metà Ottocento, con bambini di dieci anni inchiodati alle catene di montaggio; gli storici e i cantori delle magnifiche sorti e progressive avrebbero detto che il paese della regina Vittoria stava ponendo le basi della sua ricchezza, e forse anche questo era vero.</span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Sono passati centocinquant&#8217;anni dalle parole di Marx, ma parrebbe che molti dei passi che sono stati fatti per superare questo stato di cose siano ripercorsi a ritroso.</span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Io, che marxista non sono, perlomeno non in senso stretto, rileggo le parole di Marx, e penso che, nel bene o nel male </span></font><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">– </span></font><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">questo è un dibattito aperto </span></font><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">– </span></font><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">hanno smosso il mondo, e hanno gettato le basi affinché milioni di persone acquisissero coscienza e si mobilitassero seriamente e concretamente in cerca del diritto a una vita migliore e a prospettive per i propri figli. Oh, certo, abbiamo avuto Stalin e i Gulag, <span style="text-decoration:underline;">ma saremmo in malafede se negassimo che l&#8217;esistenza concreta di un sistema economico “altro” rispetto alla teoresi monolitica delle oligarchie economiche, abbia condizionato anche il sistema socioeconomico occidentale</span> per tutti i decenni della sua esistenza nel senso di una cura nei confronti di alcuni diritti minimi: quello alla <span style="font-weight:bold;">casa</span>, alla <span style="font-weight:bold;">salute</span>, all&#8217;<span style="font-weight:bold;">istruzione</span>, a un&#8217;<span style="font-weight:bold;">occupazione </span>stabile e dignitosa.<br /></span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Vi è, del resto, un&#8217;interessante controprova che non può non far riflettere: non è un caso che, con il crollo dei sistemi socialisti “reali”, Europa e Stati Uniti abbiano inaugurato una neppur lenta opera di <span style="font-weight:bold;">smantellamento dello stato sociale</span>, di ridiscussione rapida, progressiva e vieppiù arrogante di diritti che vent&#8217;anni fa parevano acquisiti e ora sono costantemente insidiati da un insistente richiamo al “bene comune”. Per quanto avversato, vituperato, condannato, il mondo socialista manteneva dei contenuti con cui ci si doveva in ogni caso confrontare, un orizzonte necessario, e che ora si possono a maggior ragione apprezzare a posteriori “per differenza”.</span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;"><span style="text-decoration:underline;">Mancando questo importante riferimento politico, geostrategico ma anche ideologico, siamo transitati in area di <span style="font-weight:bold;">pensiero unico</span></span>, di fine della Storia, come ha detto qualche frettoloso e zelante cantore. Unico era il pensiero che ha portato alla raffica di privatizzazioni nella prima metà degli anni Novanta: chi si ricorda di come la vulgata sostenesse che l&#8217;ingresso dei privati nell&#8217;economia statale avrebbe portato un “<span style="font-weight:bold;">recupero di efficienza</span>”? Vangelo incontestabile, ma i deragliamenti dei treni e i fallimenti pilotati sono sotto gli occhi di tutti. Ha portato beneficio la privatizzazione di <span style="font-weight:bold;">Alitalia </span>o delle <span style="font-weight:bold;">FS</span>? E quella dell&#8217;<span style="font-weight:bold;">Enel</span>? E le “<span style="font-weight:bold;">delocalizzazioni</span>”? I mobilieri del Veneto sono stati i primi a spostare le proprie fabbriche in Romania, perseguendo il miraggio di una manodopera meno cara e meno pretenziosa; in compenso, nel giro di pochi anni, hanno sperimentato la crisi, scontando una realtà elementare che era paradossalmente chiara ad un capitalista spinto come <span style="font-weight:bold;">Henry Ford</span>: i propri dipendenti erano i loro primi clienti. Impoverendo il territorio hanno semplicemente sottratto denaro al medesimo tessuto economico sui cui insistevano essi stessi per primi. In sostanza, come <span style="font-weight:bold;">Wile E. Coyote</span>, hanno segato il ramo su cui stavano seduti. Questi imprenditori all&#8217;amatriciana di cui si cantavano le lodi, che detestano l&#8217;euro perché erano capaci solo della meschina furbizia di pretendere una svalutazione della lira per </span></font><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">un fittizio recupero di competitività nei confronti dei concorrenti esteri. E allora perché, quando si parla di </span></font><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">“bene comune</span></font><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">” non si chiede anche a costoro di affrontare dei sacrifici?</span></font></p>
<p style="text-align:center;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;"><span><a href="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/08/wileecoyote.png?w=300" rel="WLPP;url=https://pb4lfa.bay.livefilestore.com/y1mNGefuDw7cHOy3gD_ABxK2yTvnCm6GezK4qgbmSYnL2cGGsfNa5C8FJ5VbPgVYm_wCPR1pPTHWO9e3x-hknCKpmu7T4A0PJrn4bFeN7sfFweWTK9Z5HmydqTpspYsVvF1yLZ5depMRv8cdmUSfdyBfA/Wile%20E%20Coyote.png?psid"><img style="width:210px;height:199px;" src="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/08/wileecoyote.png?w=300" alt="" /></a></span><br /></span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Gli anni che stiamo vivendo hanno conosciuto e conoscono un crollo di parecchie barriere strutturali e, con esse, di molti pudori: sono gli anni del “<span style="font-weight:bold;">turbocapitalismo</span>”, che rende tutto lecito. Rende lecito licenziare e sottrarre diritti fondamentali, quali quello allo <span style="font-weight:bold;">sciopero </span>(che configura già un pericolosissimo reato d&#8217;opinione), quello alla <span style="font-weight:bold;">salute</span>, biecamente asservita ad interessi privati, e – vivaddio – anche quello al <span style="font-weight:bold;">tempo libero</span> e alla <span style="font-weight:bold;">crescita </span>della persona, in cambio di fumose promesse di un modello che verrà, così come sarebbe dovuta arrivare l&#8217;efficienza delle privatizzazioni. “<span style="text-decoration:underline;">Una garanzia della continuità delle occasioni di lavoro</span>” è un&#8217;espressione che mi fa sorridere amaramente. Lo si chieda a tutti i giovani che devono sopravvivere tra <span style="font-style:italic;">stages</span>, lavori precari e finte partite IVA; lo si chieda ai quarantacinquenni che perdono il lavoro in fabbrica e, sfatti e dequalificati, quindi sostanzialmente inutili, non riescono più a rientrare in questo sistema.</span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Ma, tutto sommato, anche questo è un discorso lungo. Io penso solo una cosa: <span style="text-decoration:underline;">se si rinuncia anche solo a parlare, a sollevare il problema partendo dalle vite reali delle persone, dando per assunto che qualche lautamente pagato notista economico o qualche pasciuto amministratore delegato abbiano </span><span style="font-weight:bold;font-style:italic;text-decoration:underline;">tutte</span><span style="font-style:italic;text-decoration:underline;"> </span><span style="text-decoration:underline;">le chiavi per risolvere il problema, abbiamo già perso in partenza</span>.</span></font></p>
<p style="text-align:left;"><font size="2"><span style="font-family:Tahoma;">Visioni consigliate: &quot;<span style="font-weight:bold;">La classe operaia va in paradiso</span>&quot; di Elio Petri, con un magistrale Giammaria Volonté. Letture consigliate: “<span style="font-weight:bold;">La decrescita felice</span>” di Maurizio Pallante, ed. Editori Riuniti; “<span style="font-weight:bold;">Critica della retorica democratica</span>” di Luciano Canfora, ed. Laterza.</span></font></p>
</div>
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		<title>I fratelli Karamafia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi permetto di &#34;rubare&#34; e divulgare l&#8217;editoriale di Marco Travaglio dal &#34;Fatto Quotidiano&#34; di oggi. Un utile vademecum da contrapporre a tutti gli spropositi giornalistici, politici e giuridici che abbiamo dovuto sorbirci in questi giorni a proposito del processo Dell&#8217;Utri. &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2010/07/01/i-fratelli-karamafia/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=6&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="msgcns!675DF64A4A4EAC13!2005" class="bvMsg">
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">Mi permetto di &quot;rubare&quot; e divulgare l&#8217;editoriale di Marco Travaglio dal &quot;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it">Fatto Quotidiano</a>&quot; di oggi. Un utile <span style="font-style:italic;">vademecum </span>da contrapporre a tutti gli spropositi giornalistici, politici e giuridici che abbiamo dovuto sorbirci in questi giorni a proposito del processo Dell&#8217;Utri.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">Da leggere e diffondere!<br /></font></p>
<hr />
<div style="text-align:center;"><font size="2"><span><span><a href="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/07/getcontent.jpg?w=265" rel="WLPP;url=http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/07/getcontent.jpg?w=265"><img src="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/07/getcontent.jpg?w=265" alt="" /></a></span></span></font></div>
<p style="font-family:Tahoma;font-weight:bold;"><font size="2"><span> </span></font></p>
<p style="font-family:Tahoma;font-weight:bold;"><font size="3">I fratelli Karamafia</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2"><span style="font-style:italic;">di Marco Travaglio &#8211; dal &quot;Fatto Quotidiano&quot; del 01.07.2010</span></p>
<p>In un Paese che crede assolti i prescritti Andreotti e Berlusconi, si può dire di tutto. Ma le corbellerie dette e scritte sulla sentenza Dell’Utri vincono il campionato mondiale della balla. </font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">1) “Mangano è il mio eroe: in carcere gli fu chiesto di parlare contro me e Berlusconi. E se avesse inventato anche una minima cosa, una parolina contro me e Silvio, sarebbe uscito subito senza morire in cella di cancro. Poteva vivere raccontando qualsiasi falsità e non l’ha fatto. Poteva salvare la sua vita e tornare a casa” (Marcello Dell’Utri). Questo signore che parla di mafia citando i Fratelli Karamazov non ha mai spiegato chi avrebbe offerto a Mangano la libertà in cambio di bugie. Nessuna legge, nemmeno quella sui pentiti, garantisce libertà immediata a chi parla: chi l’avesse fatto avrebbe commesso un reato. Perché Dell’Utri, se sa chi è, non lo denuncia? Mangano, dopo gli 11 anni (1980-’91) scontati per mafia (processo Spatola) e droga (maxi-processo), fu riarrestato nel ‘99 per tre omicidi e condannato in primo grado a due ergastoli.   Poco dopo fu scarcerato per motivi di salute e il 23 luglio 2000 morì di cancro ai domiciliari (non in cella). Nessuno, viste le imputazioni, poteva garantirgli di “uscire subito”. Né tantomeno di guarire dal cancro, che purtroppo colpisce sia in cella sia a piede libero. </font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">2) “Bastava confermare che, quando parlavamo al telefono di un cavallo, sotto c’era la droga. Invece Mangano lo voleva vendere a Berlusconi, ma io gli dissi che a Silvio non interessava perché troppo focoso” (Dell’Utri). È la telefonata Mangano-Dell’Utri intercettata dalla Criminalpol il 14 febbraio 1980. Mangano: “Ci dobbiamo vedere”. Dell’Utri: “Come no? Con tanto piacere!”. M: “Le devo parlare di una cosa… Anzitutto un affare”. D: “Eh, questi sono bei discorsi”. M: “Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo”. D: “Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i piccioli”. M: “Perché, non ce n’hai?”.D: “Senza piccioli non si canta messa”. Ora, se Mangano voleva vendere il proprio cavallo a Berlusconi, perché non dice “mio”, ma (rivolto a Dell’Utri) “suo”? Perché Dell’Utri, se il cavallo non era per lui, si preoccupa di non avere “piccioli”? E perché, in tutta la conversazione, non dice mai quel che inventa oggi, e cioè che Berlusconi non voleva il cavallo perché troppo focoso? </font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">3) “Quando l’ho conosciuto, Mangano era avulso dall’ambiente mafioso. Ad Arcore ha lavorato bene. Dopo, come dice Dante, ‘che colpa ho io della sua vita rea?’” (Dell’Utri). Nel 1974, quando Dell’Utri lo ingaggia ad Arcore, Mangano ha 33 anni e ha già collezionato denunce, condanne e 5 arresti per assegni a vuoto, truffa, lesioni, ricettazione, estorsione, rapporti con narcotrafficanti e mafiosi. Per la questura di Palermo è già un “soggetto pericoloso”. Per i carabinieri Dell’Utri è perfettamente “a conoscenza del suo passato”. Ad Arcore dal 1974 al ’76, Mangano organizza sequestri, mette una bomba nell’altra villa di B., viene arrestato due volte in due anni per scontare pene su reati commessi prima. Tant’è che Dell’Utri, al processo, sostiene di averlo cacciato appena scoperto (molto tardi) che era un delinquente. Salvo poi continuare a frequentarlo e definirlo eroe.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">E ancora: 4) “Sentenza comica, un mafioso part time, che è picciotto ma appena appena, sembra uno di quegli espedienti da commedia all’italiana” (Maurizio Belpietro, Libero). “Sentenza pilatesca, incoerente. I giudici mi fanno passare per mafioso fino al ’92, ma cadono in contraddizione: se fosse vero, la mafia non mi avrebbe mollato proprio nel ’92, quando poteva sperare nei veri vantaggi del potere, della politica” (Dell’Utri). Il discorso sarebbe ragionevole se la sentenza dicesse che Dell’Utri è mafioso fino al ‘92 e poi smette. Ma è impossibile che un giudice sano di mente sostenga una simile fesseria. I processi non ricostruiscono la storia. Affermano le responsabilità penali solo sui fatti dimostrati da prove oltre ogni ragionevole dubbio. Se un rapinatore imputato per 10 rapine viene condannato “solo” per 9, nessuno si sogna di affermare che, dopo quelle 9, ha smesso, o che prima era un galantuomo: semplicemente si dice che sono provate 9 rapine e il resto no. Cos’abbia fatto prima e dopo, lo si può immaginare; ma non è compito dei giudici, almeno fino a prova del contrario. Nessuno dice che dal 1993 Dell’Utri sia diventato buono: solo che le prove non bastano a condannarlo per il post-1992 (la formula “il fatto non sussiste” si sposa spesso con l’art. 530 comma 2 Cpp, che assorbe la vecchia insufficienza di prove: dalla motivazione sapremo se anche lui, come Andreotti, per gli anni più recenti s’è salvato per quel motivo). </font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">5) “Dovevano assolvermi anche per il ‘prima’ del 1992, ma non l’han fatto per dare un contentino alla Procura. Per evitare lo schiaffo&#8230; Il problema è la Procura. Caselli e Ingroia sono potentissimi, in grado di condizionare l’ambiente. Spero di non trovare in Cassazione un giudice di Palermo” (Dell’Utri). Sostenere che 7 anni   per concorso in mafia sono un contentino ai pm sconfitti, è ridicolo. Specie se lo fa un senatore della Repubblica. Dell’Utri è imputato per i suoi rapporti con Cosa Nostra dai primi anni ‘70 al ‘96: un quarto di secolo. In primo grado è stato condannato per fatti commessi fino al ’96. In appello “solo” fino al ’92: un quinto di secolo (ora, come per Cuffaro, sui fatti post-‘96 esclusi incredibilmente dalla Corte d’appello – dai contatti intermediati col latitante Palazzolo nel 2003-2004 ai rapporti con la ‘ndrangheta nel 2008 – si può aprire un nuovo processo).</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">6) “Difficile che a Palermo delle toghe abbiano il coraggio di mettersi contro altre toghe, quantomeno in processi che hanno risonanza” (Belpietro). Se è vero che i giudici di Palermo non osano mai dare torto ai pm, perché il Tribunale assolse Andreotti in primo grado? Perché la Corte d’appello, la   prima volta, assolse Contrada? Perché Tribunale e Corte d’appello assolsero Mannino? Si è sempre detto (mentendo) che i “processi eccellenti” dell’èra Caselli sono finiti tutti nel nulla. Ora si dice (mentendo) che i giudici danno sempre ragione alla Procura.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">7) “Il reato potrebbe cadere in prescrizione, perché tra breve saranno trascorsi i 20 anni. I giudici, condannando Dell’Utri, lo salvano” (Belpietro). La prescrizione, per il concorso esterno aggravato dalle armi e dal denaro, scatta 22 anni e mezzo dopo gli ultimi reati accertati: 1992 più 22 e mezzo fa 2014-2015. Cinque anni per il verdetto in Cassazione bastano e avanzano; il rischio prescrizione si concretizzerebbe in caso di annullamento con nuovo Appello e nuova Cassazione, ma l’annullamento potrebbe riguardare l’insostenibilità dell’assoluzione post-’92 e, allungando i tempi del reato, si allungherebbe la   prescrizione.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">8) “Il concorso esterno è una fattispecie di reato così generica ed evanescente da ricomprendere anche le semplici amicizie o frequentazioni, buone o cattive. Ci penserà la Cassazione a cancellare questa vergogna antigiuridica, come è puntualmente avvenuto con Mannino” (Il Foglio). La “vergogna antigiuridica” l’ha inventata Falcone nell’ordinanza del “maxi-ter” (1987): “Manifestazioni di connivenza e collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni possono realizzare condotte di fiancheggia-mento del potere mafioso, tanto più pericolose quanto più subdole e striscianti, sussumibili – a titolo concorsuale – nel delitto di associazione mafiosa. È proprio questa ‘convergenza di interessi’ col potere mafioso che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché   correlativamente delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali”. Quanto a Mannino, la Cassazione s’è ben guardata dall’affermare che il concorso esterno non esiste: ha soltanto ritenuto che, per lui, non fosse sufficientemente provato. Infatti la stessa Cassazione ha condannato Contrada a 10 anni per concorso esterno.</font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">9) “Il dispositivo nega ogni relazione tra la discesa in campo di Berlusconi, il vero obiettivo del processo. Liquida come balle sesquipedali le rivelazioni di Spatuzza e Ciancimino. Le responsabilità nelle stragi e i collegamenti tra mafia e Forza Italia vengono archiviati” (Belpietro). “Crolla tutto il castello dei teoremi sulle trattative tra lo Stato e la mafia e sui mandanti occulti delle stragi” (Lino Jannuzzi, Il Giornale). “La sentenza assolve Dell’Utri dall’accusa più grave: quella di aver ordito un golpe mafioso con le stragi del ‘93” (La Stampa). “Un macigno sulla tesi FI-mafia-stragi del ‘92”(Il Riformista). “Ma le stragi no” (Il Foglio). Difficile che Ciancimino venga smentito, visto che   non è stato neppure ascoltato dalla Corte. Di Spatuzza si può dire al massimo che mancano i riscontri, anche perché sono giunti in extremis e la Corte li ha respinti. Quanto a B., non è mai stato “il vero obiettivo del processo”, altrimenti la Procura avrebbe chiesto di rinviare a giudizio anche lui, invece l’ha archiviato. Dell’Utri non è imputato per le stragi (inchieste archiviate, per lui e per B.). Comunque la condanna comprende anche il 1992, l’anno di Capaci e via D’Amelio. Mai il processo Dell’Utri s’è occupato di trattative Stato-mafia e mandanti occulti delle stragi, su cui indagano Palermo, Caltanissetta e Firenze. Qui le uniche “balle sesquipedali” sono quelle di Belpietro, Jannuzzi e altri giuristi per caso. </font></p>
<p style="font-family:Tahoma;"><font size="2">10) “Resto senatore, fino a sentenza definitiva sono innocente” (Dell’Utri). Ma lui ha già una condanna definitiva a 2 anni e mezzo per false fatture e frode fiscale. Che ci fa un pregiudicato in Parlamento, a parte tenere compagnia agli altri?<span><span></span> </span></font></p>
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		<title>Attorno al &#8220;Grande Gioco&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 11:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa, preparando un esame universitario, sono incappato nella lettura di uno splendido saggio che lo studioso inglese Peter Hopkirk ha dedicato alla guerra di spie, di avventurieri e &#8211; va da sé &#8211; di soldati e cannoni, combattuta &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2010/06/19/attorno-al-grande-gioco/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=7&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, preparando un esame universitario, sono incappato nella lettura di uno splendido saggio che lo studioso inglese Peter Hopkirk ha dedicato alla guerra di spie, di avventurieri e &#8211; va da sé &#8211; di soldati e cannoni, combattuta tra Russia e Gran Bretagna per accaparrarsi quanto più territorio<br />
possibile nell&#8217;Asia centro-orientale nel diciottesimo e diciannovesimo secolo. I Russi, contraddistinti dal loro spirito più profondo e cupo (che si riflette anche in una scuola scacchistica tradizionalmente insidiosa e attendista), lo chiamavano &#8220;torneo delle ombre&#8221;; per gli Inglesi era &#8220;il grande gioco&#8221; (che è peraltro il titolo del saggio, edito in italiano da Adelphi). In palio c&#8217;erano la conquista di mercati sempre più necessari alle vieppiù ingombranti industrie nazionali, il possesso delle carovaniere, la penetrazione in Cina e la costante minaccia portata dagli zaristi alla perla dei possedimenti coloniali inglesi: l&#8217;India; minaccia che, in questo complesso Risiko, costringeva l&#8217;esercito di Sua Maestà ad impegnare più truppe di quante ne sarebbero state necessarie,<br />
stornandole da altri scenari, soprattutto mediorientali (più che altro caucasici) ed europei.</p>
<p>Il tomo, abbastanza voluminoso (sono più di seicento pagine), scorre con la godibilità di un romanzo, anche perché Hopkirk, pur documentatissimo, non è mai pedante e, alle considerazioni che coinvolgono i sovrani e gli alti comandi militari, alterna sistematicamente la narrazione delle peripezie dei coraggiosi<br />
(e, spesso, incoscienti) dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte che si avventuravano nelle steppe centrasiatiche, spesso spinti da patriottismo, tante volte da calcolo personale, quasi tutti da fame di gloria. In molti rimasero vittima dei mercanti di schiavi, o ebbero la testa tagliata per gli umori dei piccoli despoti discendenti di Tamerlano e Gengiz Khan, tanti altri fecero fortuna cartografando per lo zar o per la Royal Geographic Society i passi del Pamir e dell&#8217;Hindu<br />
Kush.</p>
<p>Chiaramente una base di curiosità per l&#8217;argomento ci deve essere ma, prima che venga liquidato come un suggerimento eccessivamente<br />
specialistico, posso garantire che si tratta di una lettura assolutamente piacevole, che appassiona e diverte come i migliori romanzi d&#8217;avventura dell&#8217;Ottocento, con tutto che ciò che viene raccontato è rigorosamente vero! Soprattutto, è una buona occasione per apprendere delle nozioni su una parte di storia che genericamente noi Italiani tendiamo ad ignorare, persi nel provincialismo del nostro piccolo Risorgimento, che alla fine è stato importante solo per noi, mentre per le altre grandi nazioni europee e mondiali era una semplice pedina di uno scacchiere ben più complesso. Aggiungerei anche che, se<br />
qualcuno si fosse soffermato a studiare e riflettere su questi avvenimenti, forse non avrebbe vanamente tentato per l&#8217;ennesima volta di invadere l&#8217;Afghanistan&#8230;</p>
<p>Stimolato da questa lettura, sono andato a recuperarmi un vecchio classico che &#8211; a mio modesto avviso erroneamente &#8211; viene usualmente rubricato come lettura per adolescenti: parlo di &#8220;Kim&#8221; di Rudyard Kipling, letto nella traduzione proposta dalle edizioni Adelphi. Il romanzo, più volte richiamato nel saggio di<br />
Hopkirk, è invece un classico del &#8220;grande gioco&#8221; (addirittura si attribuisce a Kipling l&#8217;invenzione di questa locuzione) e non ha nulla della banale leziosità o delle furbizie di mestiere di quella che è usualmente individuata come letteratura di genere.</p>
<p>Innanzitutto è opera di un inglese con profonde radici in India, che l&#8217;amava e l&#8217;aveva capita. È vero: Kipling è usualmente indicato come una delle principali<br />
voci del colonialismo. Allora specifico: l&#8217;aveva capita &#8211; aveva tentato di capirla &#8211; quanto poteva capirla una persona con le sue origini e il<br />
suo retroterra, cioè un britannico del XIX secolo; aveva tentato di capirla &#8211; lo si evince dalle sue pagine &#8211; in una maniera profonda e del tutto rispettosa delle peculiarità e delle ricchezze culturali di quel paese. Il libro, scritto superbamente, abbonda di personaggi scolpiti a tutto tondo nella loro contraddittoria complessità; non vi sono concessioni a facili luoghi comuni né a tutti gli archetipi che il lettore medio sarebbe spinto ad aspettarsi. Vi è invece la scoperta di un mondo e di un autore che, colpevolmente, avevo sino ad oggi trascurato. È una lettura che arricchisce, appassiona, diverte. Rimpiango di non averlo accostato in lingua originale per gustare appieno lo splendido stile di scrittura di Kipling, ma temo che il testo, già complesso in italiano, richieda competenze linguistiche maggiori di quelle di cui posso disporre, e pertanto mi accontento.</p>
<p>A margine va posta una chiosa: la narrazione è ambientata nell&#8217;ultimo decennio dell&#8217;Ottocento; Kipling scriveva pochi anni dopo i fatti descritti, pertanto, per gli Inglesi del suo tempo, si trattava pressoché di storia contemporanea, per non dire di cronaca.<br />
Molte cose quindi sono sottintese o, addirittura, sono date per scontate: se non si è preventivamente letto Hopkirk o chi per lui, una minima infarinatura sull&#8217;ambientazione può aiutare il lettore a non perdere troppi dei riferimenti citati nel testo.</p>
<p><a href="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/06/kim_penguin.jpg"><img class="aligncenter" title="Attorno al &quot;Grande Gioco&quot;" src="http://hdibifrost.files.wordpress.com/2010/06/kim_penguin.jpg?w=182&#038;h=300" alt="" width="182" height="300" /></a></p>
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		<title>Re Silvio. Il salvatore dell’Euro</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 16:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hdibifrost</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maria Novella Oppo da &#34;L&#8217;Unità&#34; del 08.05.2010 Secondo la maggior parte dei tg, ieri Berlusconi ha salvato l’euro, l’Europa e tutto il genere umano. Perciò è comprensibile che un uomo così meraviglioso si lamenti del non universale riconoscimento dei &#8230; <a href="http://hdibifrost.wordpress.com/2010/05/09/re-silvio-il-salvatore-dell%e2%80%99euro/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=8&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="msgcns!675DF64A4A4EAC13!1995" class="bvMsg">
<p><i><font size="2" face="Tahoma"><span>di Maria Novella Oppo</span></font></i></p>
<p><font size="2" face="Tahoma"><span>da &quot;L&#8217;Unità&quot; del 08.05.2010</span></font><br /><font size="2" face="Tahoma"><span> </span><span></span></font></p>
<p><font size="2" face="Tahoma">Secondo la maggior parte dei tg, ieri Berlusconi ha salvato l’euro,<br />
l’Europa e tutto il genere umano. Perciò è comprensibile che un uomo<br />
così meraviglioso si lamenti del non universale riconoscimento dei suoi<br />
meriti storici. E il lamento più abituale, da parte sua, riguarda la<br />
Rai, che, coi soldi pubblici (cioè nostri), manda in onda programmi che<br />
lo criticano. Perché, secondo Berlusconi, i soldi pubblici appartengono<br />
al governo, quindi praticamente a lui. E non lo sfiora il dubbio che<br />
invece, proprio perché i soldi appartengono a tutti, il diritto di<br />
critica deve pure appartenere a tutti. Ma, siccome Berlusconi è stato<br />
eletto, come ci ricordano ad ogni respiro i suoi dipendenti, criticarlo è<br />
 come sostenere che il popolo si è sbagliato. Cosa che si è verificata<br />
tante volte ed è sempre possibile, visto che, in democrazia, si vota e<br />
si rivota proprio per correggere eventuali errori. Mentre, se gli<br />
elettori non sbagliassero mai, basterebbe farli votare una volta nella<br />
vita e poi basta.</font></p>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/hdibifrost.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/hdibifrost.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/hdibifrost.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/hdibifrost.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/hdibifrost.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/hdibifrost.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/hdibifrost.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/hdibifrost.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/hdibifrost.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/hdibifrost.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/hdibifrost.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/hdibifrost.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/hdibifrost.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/hdibifrost.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=hdibifrost.wordpress.com&amp;blog=16305580&amp;post=8&amp;subd=hdibifrost&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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