I giornali di questi giorni pubblicano il testo di alcune conversazioni telefoniche che, in qualsiasi altro paese, farebbero cadere governo, maggioranza e svariati consigli di amministrazione. Si viene infatti a scoprire che i ministri e qualche alto dirigente di società pubbliche (RAI) o pseudo privatizzate (Ferrovie) sono una combriccola di scolaretti che si rivolge tremebonda e desiderosa di consigli, appoggi e opinioni a un imprenditore dalla dubbia fama (non Lui, un altro), già massone, già pregiudicato per tangenti, già radiato dall’ordine dei giornalisti, che non ricopre formalmente nessun incarico istituzionale.
I nostri governanti sono persone zelanti, e si sono attivati subito. Be’ no, non pensano mica di abolire queste belle frequentazioni; pensano di abolire le intercettazioni che ci hanno permesso di venirne a conoscenza che, come procedimento logico, è un po’ come prendersela con lo stivale se qualcuno ci tira un calcio.
Siccome il PDL preme per il solito disegno di legge che permetta a Berlusconi e ai suoi manutengoli di farsi impunemente gli affari propri, nel pomeriggio di oggi Bersani ha dichiarato che il PD è disponibile a discutere il contenuto di un disegno di legge che limiti le intercettazioni telefoniche. A me Pierluigi Bersani sta simpatico anche se, da quando è andato da Crozza, sembra diventato la perenne imitazione di se stesso: “Ohè ragassi! Siam mica matti?”. Mi sta simpatico ma, nel caso non fosse chiaro in precedenza, emerge chiaramente il fatto che è un esecutore.
E il mandante è D’Alema.

Questo del possibile dialogo sulle intercettazioni è il classico assist alla maggioranza in stile “baffino” che, tutte le volte che Berlusconi è agonizzante e non se lo filano più manco i suoi, lo rianima in qualche modo.
Il fatto è che il Napoleone del PD (già DS, già PDS, già PCI) ha un problema abbastanza serio per essere uno di sinistra: gli fanno schifo gli elettori, e le tenta tutte per farne a meno. Al Richelieu del centrosinistra gli piacciono le manovre di palazzo: ci si specchia, ci si compiace. È diventato Presidente del Consiglio dopo aver fatto fuori Prodi; è riuscito a perdere per due volte di seguito con lo stesso candidato, Francesco Boccia, le primarie per la regione Puglia, contro Vendola che poi per due volte ha vinto le elezioni; a Napoli hanno fatto votare persino i cinesi per taroccare le primarie, e il candidato non è arrivato neppure al ballottaggio. La Bicamerale per le riforme istituzionali è fuori concorso da tanto che è una cazzata inarrivabile.
Un mese fa il centrodestra perde le amministrative; il giorno dopo qualsiasi opposizione al mondo chiederebbe le dimissioni del governo. Il PD no, “perché così si farebbe un favore a Berlusconi”. Invece noi sì che siamo furbi: non gliele chiediamo e gli facciamo un dispetto a lasciarlo lì dov’è. Ohè, siam mica matti?
D’Alema come al solito ha un’uscita da fuoriclasse: propone il “governissimo”. Niente: è più forte di lui. Tutti assieme appassionatamente, perché le prossime elezioni mica vorrai fargliele perdere solo a loro.
Poi vinci anche il referendum, che non andava fatto perché – pure quello – era un “favore a Berlusconi”.
Ventisette milioni di italiani ribadiscono al nano che quella frase che legge dietro ai giudici dei tribunali non ha lo stesso valore della battuta sulla mela che sa di culo. E noi pensiamo bene di tenergli bordone su ‘sta storia delle intercettazioni, proponendone la versione da “opposizione responsabile”.
“La nostra è una posizione che parte dal problema alla fonte per cui non vengano divulgate intercettazioni che non ha senso divulgare.”
Bravo Bersani. E chi e quando lo decide quali intercettazioni hanno senso e quali no? Che differenza c’è a questo punto tra voi e Alfano? L’uomo dalla “fronte inutilmente spaziosa” (© Fortebraccio), da piccolo leguleio senza qualità sostiene che vanno bene solo quelle che hanno rilevanza penale.
Ma lasciate che vi spieghi una cosa: un conto è il fatto che un’azione, una circostanza siano illegali; un altro è che siano inopportune. La prima circostanza rileva per tutti i cittadini; la seconda è importante in special modo per i politici. Andare a cena con un imprenditore edile può non essere in sé un fatto penalmente rilevante ma converrete sul fatto che, se a farlo è un assessore ai lavori pubblici, siamo di fronte a una circostanza sconveniente.
Deputati e ministri godono di speciali privilegi ed immunità ma, da circa duecento anni a questa parte, i privilegi di cui godono non discendono dal diritto divino: sono invece strettamente legati alle funzioni di interesse pubblico che essi ricoprono, sono funzionali a quelle, e solo da quelle sono giustificati e giustificabili. Quindi ne devono rendere conto in ogni momento, sempre. In ogni cosa che fanno, in ogni conversazione telefonica, in ogni cena, in ogni vacanza. Nel momento in cui sei uomo pubblico devi essere “pubblico” a tutti gli effetti.
Nessuno fa il ministro perché gliel’ha ordinato il dottore. E, soprattutto, negli altri paesi, nessuno fa il politico a vita: quando sei stufo, quando non ti votano più smetti. Non vuoi correre il rischio di essere intercettato? Ritirati a vita privata.
A Berlusconi neanche mi rivolgo – e ai suoi servi in buona e mala fede neppure. Ma voi, D’Alema e compagnia cantante, volete una buona volta lasciare a noi il diritto di decidere che cosa è rilevante e che cosa no ai fini di una serena e corretta valutazione dell’azione politica? Ma lo volete capire che non siamo tutti immaturi perennemente arrapati che guardano dal buco della serratura?
Quali altre prove di maturità democratica volete? Quante altre elezioni dovrete vincere vostro malgrado e perdere senza capire perché prima che ve ne rendiate conto?